Ho fatto un sogno…medio

banner

Pochi (per fortuna) capiranno l’ironia del titolo di questo tutorial in cui si parla di una tecnica di ripresa poco convenzionale, che prevede diversi scatti in funzione di una post-produzione mirata alla rimozione di uno dei difetti più odiati dai fotografi di tutto il mondo: il rumore digitale.

Premetto che la prima parte di questo tutorial è molto lacunosa dal punto di vista scientifico del funzionamento di un sensore digitale. Semplicemente mi serve descrivere, seppur a grandi  linee, come mai ci ritroviamo un sacco di rumore in certe foto. Così che poi possiamo anche capire la strategia per eliminarlo, ed essere tutti più soddisfatti della qualità delle nostre immagini.

Mi risulta che questa tecnica sia stata sviluppata da Russell Brown nel 2007. Precisamente il 04 Aprile 2007. Se ne parla nel podcast numero 56 del suo “The Russell Brown Show”, verso il minuto 7:20 circa: lo trovate qui (il titolo completo della puntata è: “Tip #44: Smart Objects and Stack Mode Settings – The Disappearing Cars!”).

Io l’ho sentita la prima volta da Katrin Eismann a Boston al Photoshop World del 2009. Il buon Giuseppe Andretta la spiega molto spesso suscitanto lo stupore dei presenti in molti seminari. Un sacco di gente la spaccia per sua. Non diciamo vaccate: il primo che ci ha pensato è il Senior Creative Director at Adobe Systems Incorporated. Punto.

Da dove nasce il “rumore” di una fotografia

Dal sensore. E grazie tante, ma perchè nasce?

Senza entrare in spiegazioni scientifiche, su cui non sono preparato, il concetto che mi è rimasto e che tenterò di spiegarvi è piuttosto semplice.

Partiamo dal presupposto che l’immagine che vediamo quando trasferiamo le foto dalla scheda di memoria al computer,  ha già subito pesanti “approssimazioni”.

Per chiunque sappia come funziona, anche a grandi linee, un sensore standard di una fotocamera digitale,  non è difficile da capire. La serie di microlenti colorate poste sopra a ogni fotodiodo del sensore, nel pattern di Bayern (il più diffuso per quel che mi interessa), fa si che per ogni fotodiodo (che diventerà uno dei pixel della mia immagine finale) io abbia in effetti una sola informazione sul colore: o per il canale del Rosso (R), o del Verde (G), o del Blu (B). E le altre due? Ce le ricaviamo per approssimazione, utilizzando gli algoritmi di demosaicizzazione (evviva Camera Raw 6!).

Perciò per ogni pixel della mia immagine vista a monitor il 66.6% delle informazioni sono “inventate”, o meglio interpolate, partendo dai valori registrati dai fotodiodi vicini. Capite che ci si può sbagliare facilmente. E se poi scattiamo in condizioni di luce scarsa, magari ad alti ISO, è ancora più facile. Ecco da dove nasce il rumore, da una approssimazione fatta “male”, se preferite nasce da un errore di interpolazione.

Cosa fare quando una misura non è precisa

Vaghi  e lontani ricordi del liceo mi dicono che da qualche parte avevo studiato qualcosa di fisica, a livello molto base. E che c’entravano gli errori di misura.

E mi ricordo anche uno dei metodi per “limare” questi errori: fare più misurazioni, e poi fare la media. Fine.

E come si fa in Photoshop?

Che siano benedetti gli oggetti avanzati e l’allineamento automatico dei livelli.

1. si fanno più scatti della stessa scena (più “misurazioni”)
2. si caricano come livelli distinti dello stesso file di Photoshop.
Sia da Lightroom che da Bridge c’è una funzione apposita:
- Lightroom: seleziona tutte le immagini> tasto dx> Modifica in> Apri come livelli in Photoshop…
- Bridge: seleziona tutte le immagini> Strumenti> Photoshop> Carica file in livelli Photoshop…
3. si allineano in automatico (Modifica>Allineamento automatico livelli)
4. Si selezionano tutti e li si converte in un unico oggetto avanzato (tasto destro> Converti in oggetto avanzato)
5. Ora facciamo la media: Livello>Oggetti avanzati>Metodo serie di immagini>Media
6. Si resta a bocca aperta, il rumore è sparito (del tutto o quasi, a seconda di quanti scatti avevate a disposizione della stessa scena e di quanto forte era il rumore)
7. Ora potete iniziare la vostra normale postproduzione.

Pro e contro (contro?)

I pro li vedete da voi, basta avere l’accortezza di fare più scatti della stessa scena (dai che avete una scusa per usare la raffica veloce della vostra reflex! ;-) ) e il rumore sparisce. Oltre a eliminare il rumore recuperate anche del dettaglio, che male non fa.

I contro sono che dovete aver avuto l’accortezza di aver fatto più scatti della stessa scena. E che per quanto la vostra reflex scatti veloce, ci sono molte cose/persone/oggetti che si muovono ancora più veloce di lei. Perciò se qualcosa si muove nell’immagine finale il rumore sarà sparito ma avrete un effetto scia più o meno accentuato di qualunque cosa si sia mossa mentre stavate scattando. Se questo risulta inaccettabile avete comunque le foto di partenza, perciò scegliete un po’ voi cosa preferite. Mi sta stuzzicando l’idea di vedere se il “Remove ghosts” dell’HDR Pro di Photoshop CS5 può essere impiegato per eliminare questo problemino…

he Russell Brown Show

Did you like this? Share it:

by MarcoD / giugno 15, 2010
categories: featured,tutorial- tags: , , , , ,

6 commenti

  1. Azabel scrive:

    fico! Mo’ quando mi ritroverò a fotografare il tofu farcito ditofu in salsa al tofu alle 9 di sera saprò come tentare di risolvere il problema ;)

  2. Davide Barranca scrive:

    E già che hai una mastella di immagini dello stesso soggetto, vai di SuperRisoluzione!! (http://en.wikipedia.org/wiki/Super-resolution)

  3. Marco scrive:

    DB, mi dai quasi fastidio da quante ne sai… :-)

  4. Fede scrive:

    Il contro può anche essere trasformato in pro… mi vengono in mente effetti interessanti da fare con le scie :)

  5. ienaxxx scrive:

    oooooooooohhh……….. questa è veramente una chicca!

  6. mattia scrive:

    Miticooooooooooooo………………

Lascia un Commento